AI LETTORI

 

dopo l’incontro del 19 ottobre

 

 

Si ringraziano tutti i lettori che compiono questo ministero liturgico dal grande significato, perché la Parola di Dio è essenziale per la fede del cristiano. Ed è un ministero esercitato nella celebrazione eucaristica, che è il centro della vita della Chiesa.

 

A tutti l’augurio di gustare per primi questo dono di Dio, perché «i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti, più preziosi dell’oro, di molto oro fino, più dolci del miele e di un favo stillante» (Salmo 19, 10b-11).

 

Fede

 

Nelle pagine della S. Scrittura è Dio stesso che parla a noi, e lo fa per amore, per il nostro bene. La sua Parola è feconda, creatrice. Gesù addirittura è la parola di Dio diventata uno di noi: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).

 

«Nelle letture, che vengono poi spiegate nell’omelia, Dio parla al suo popolo, gli manifesta il mistero della redenzione e della salvezza, e offre un nutrimento spirituale; Cristo stesso è presente per mezzo della sua parola, tra i fedeli… Con le letture si offre ai fedeli la mensa della parola di Dio e si aprono loro i tesori della Bibbia» (Principi e norme per l’uso del messale, n. 32-33).

 

Spiritualità

 

Io per primo mi nutro di Parola, proprio perché sono lettore e la propongo ai fedeli riuniti in preghiera.

 

Coltivo la disponibilità a questo servizio nella vita della parrocchia e l’umiltà di accettare gli inviti a migliorare il modo di compierlo.

 

L’ambone

 

Tra i “luoghi” liturgici della celebrazione eucaristica (la “sede”, da cui Gesù pastore e guida del suo popolo presiede; l’altare, che rappresenta Gesù sacerdote e vittima, e per questo viene baciato e incensato), c’è anche l’ambone, da cui Gesù Maestro parla e rivela l’amore di Dio che salva.

 

L’ambone è riservato per l’annuncio della parola di Dio, non dovrebbe essere usato per altri interventi durante la celebrazione. È permesso leggere dall’ambone la preghiera dei fedeli, perché fa parte della Liturgia della Parola ed è un po’ risposta alla parola di Dio.

 

Il Lettore

 

Per suo tramite Dio parla al suo popolo. Ascoltando il lettore si ascolta Dio. Quale onore! Occorrono un atteggiamento e un abbigliamento (anche quando fa caldo!) dignitosi e rispettosi da parte del lettore (nessun paragone e imitazione dei personaggi da spettacolo!).

 

Il Lezionario

 

Non è un libro qualsiasi: viene baciato, segnato con la croce, portato con onore in alcune occasioni, incensato nelle solennità (il messale, che contiene tutte le preghiere usate durante la Messa, non riceve tanto onore!). Va trattato con rispetto, un po’come una reliquia, non è come se fosse un semplice promemoria (non è opportuno tenere tra le mani la pagina che sto leggendo, tanto meno leggere il testo dal foglietto della Messa, che è meglio non portare con sé all’ambone).

 

Due piccoli ma utili strumenti:

 

   il segnalibro. Quello attivo è di lato e sta sulla facciata opposta a quella che sto leggendo!

 

   il microfono. Per una lettura dignitosa, non da persona di spettacolo, il microfono va quasi ignorato (non tenuto in mano o continuamente spostato) e lasciato ad una certa distanza, mai troppo vicino (se troppo vicino, altera il timbro della voce ed in alcuni casi emette un fastidioso scoppio); il volume che arriva alle orecchie dei fedeli non deve essere troppo alto.

 

Descrizione delle azioni del lettore

 

   «Terminata l’orazione, il lettore si reca all’ambone e proclama la prima lettura… Il lettore, prima di annunziare il titolo della lettura, inchinato verso il sacerdote, chiede la benedizione dicendo a chiara voce: Benedicimi, padre. Il sacerdote, a chiara voce, benedice… Il lettore riceve la benedizione facendo il segno della croce» (Principi e norme per l’uso del messale, n. 90). Il lettore riceve questo “mandato” facendo il segno della croce in silenzio; non deve rispondere “amen”.

 

   Il tono della voce nel proclamare la lettura non deve essere né piatto, né drammatico/teatrale; occorre rispettare il tipo di testo (racconto, poesia, discorso diretto o indiretto…).

 

   All’inizio della lettura potrebbe esserci: “In quei giorni” (l’espressione non appartiene alla S. Scrittura), seguito da punto fermo ed a capo; oppure “Fratelli”, seguito da virgola ed a capo…

 

   Alla conclusione della lettura, prima di “Parola di Dio” (serve ad invitare i fedeli alla gioiosa acclamazione “Rendiamo grazie a Dio”), c’è punto fermo, a capo e spazio vuoto!

 

   Può essere un problema l’accento delle parole difficili, soprattutto dei nomi propri. Come regolarsi: molti accenti sono scritti sul testo e vanno sempre rispettati; alcuni nomi sono abbastanza conosciuti (Nazaret, Libano…);  diversamente l’accento va sulla penultima sillaba.

 

     Casi particolari. Démoni / demòni; adùlteri / adultèri… sono parole dal significato diverso a seconda dell’accento (quindi da rispettare). I nomi che terminano in “ia” spesso hanno l’accento sulla “i” (Isaia, Mattia, Zaccaria, Geremia, Samaria, Giosia, Sedecia… ma ci sono le eccezioni come Siria, Assiria, Cilicia, Babilonia…).

 

   Al Salmo il tono di voce sia adatto, non può essere lo stesso della lettura (è sempre un testo poetico, all’origine era cantato coralmente). Non è più necessario proporre l’invocazione dei fedeli dicendo: Al Salmo ripetiamo…

 

   Per la Preghiera dei fedeli è opportuno essere pronti prima che il sacerdote termini l’introduzione.

 


Breve corso liturgico per lettori e cantori - 17 - 24 settembre 2013

Incontri guidati da don Norberto Valli

La figura del lettore nella Liturgia

LEZIONE

RISPOSTE

A causa della mancanza del microfono per l'assemblea,  si sentono solo le risposte.

Il canto nella Liturgia

LEZIONE

RISPOSTE

A causa della mancanza del microfono per l'assemblea,  si sentono solo le risposte.


PROCLAMARE LA PAROLA IN CHIESA

 

“…quando ti parlerò, ti aprirò la bocca e tu riferirai loro: dice il Signore…” (Ez 3,27).

Quando inizi a proclamare la lettura, ti capita come al Profeta. Attraverso di te Dio parla all’assemblea riunita; Dio ti apre la bocca e ti affida la missione di parlare agli uomini e alle donne in suo nome!

1. quando ti parlerò: il Lettore è il primo uditore e ascoltatore della Parola di Dio.

2. io ti aprirò la bocca: Dio, che nessuno ha mai visto e di cui nessuno conosce la voce, per parlare apre la tua bocca.

3. riferirai loro: il Lettore non parla di sé; la gente sente la sua voce (maschile o femminile, grave o acuta, energica e dolce), ma la Parola è quella di Dio. Serve un Dio che vuol farsi sentire e che non ha altro mezzo che la nostra voce, perché è Lui che parla quando in chiesa si leggono le Sacre Scritture (Vaticano II°).

 

A. Dalla parola al libro

Dio non ha mani per scrivere o voce per parlare, ma si è servito di tante persone perché ci fosse un Libro dove la sua Parola fosse custodita, perché gli uomini di tutti i tempi, di ogni paese e di tutte le generazioni potessero farne memoria e viverla.

 

B. Dal libro alla parola

La parola è scritta ma è muta: bisogna darle una voce; bisogna che la Scrittura diventi Parola, cioè che ciò che viene letto “parli” a coloro che ascoltano.

 

C. Una parola che prende corpo

“…e il Verbo si vece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (GV 1,14): con il Battesimo noi diventiamo membra del suo corpo e con la comunione eucaristica “diventiamo ciò che riceviamo” (S. Agostino), cioè diventiamo il Corpo di Cristo. La stessa incorporazione avviene grazie alla Parola: il Signore ci dona la sua Parola perché noi diventiamo la sua

Parola, perché diamo corpo alla sua Parola. Il Signore dona la sua Parola prima di donare il suo Corpo, e ha bisogno di persone che distribuiscano l’una e l’altro.

 

D. Servitori della Parola

Quando si accetta un servizio nella Chiesa, non è perché ce ne sentiamo degni, ma perché siamo stati chiamati; anche se il servizio esige di acquisire le capacità necessarie perché sia reso con competenza ed efficacia. Un servizio di questo genere richiede proprio che ci si prepari, se si vuole non soltanto essere “sentiti”, ma soprattutto “ascoltati”.

 

PICCOLA GUIDA DEL PERFETTO LETTORE

 

La tua funzione è importante, ma non impressionarti: comincia a fare del tuo meglio, il resto verrà poco alla volta …

 

Tu sei al servizio della Parola di Dio

 Perché la Scrittura che leggi diventi Parola di Dio per tutti, bisogna che sia anzitutto Parola per te.

 

 Prendi cinque minuti per prepararla, per nutrirtene: ne vale la pena.

 

 L’importante, in una parola, è Colui che parla.

 

 Tu leggi: con la tua voce è Dio che parla oggi; che tutto in te lo faccia sentire.

 

 Una parola vera, accolta, suscita il dialogo: leggi in modo da destare il desiderio di rispondere a Dio.

 

Tu sei al servizio dell’assemblea

I tuoi fratelli si uniscono alla preghiera del sacerdote fino all’Amen: prega con loro, spostati soltanto dopo.

 

 Perché il libro delle Scritture diventi Parola, dà importanza al libro, fallo «esistere».

 

Sta fermo sui piedi, il corpo diritto senza rigidità, le mani sull’ambone, ti sentirai a tuo agio: tutti si sentiranno a loro agio.

 

 Respira bene, dà aria alla Parola: faciliterai un ascolto disteso, orante.

 

Aspetta che tutti siano seduti, in silenzio, attenti.

 

 Soltanto dopo prendi contatto con loro con lo sguardo, e comincia: leggi il titolo / guardali di nuovo / prosegui.

 

 Un oratore guarda il suo pubblico, tenendo d’occhio i suoi fogli; tu, lettore, guarda la Scrittura che devi proclamare ai fratelli.