Un anno nuovo, tra scadenze e speranze

In questi primi giorni di settembre è facile incontrare persone e raccontarci cosa abbiamo fatto durante l’estate. Mi piace ascoltare gli esperti di montagna, quando raccontano quello che hanno potuto vedere: straordinari spettacoli di rocce, di ghiacci e di cielo. “Poi arriva settembre – qualcuno mi dice – riprendo a lavorare e l’unica montagna che ho davanti è il Calvario”. Non ha tutti i torti. Spesso ci troviamo a ricominciare un anno con addosso la nostalgia per le ferie e un po’ di apprensione per quanto ci aspetta. Siamo già oppressi dalle prime scadenze, innervositi dai ritmi di lavoro che non ci lasciano tregua, preoccupati per un calendario che ci toglie il fiato - ai piedi del Calvario, insomma.
Ma deve essere per forza così? Non possiamo provare a cambiare passo, a iniziare con uno stile diverso, con un atteggiamento più fiducioso? Mi viene in mente che prima di arrivare al Calvario gli apostoli hanno scalato tante altre montagne. E vorrei guardare all’inizio di quest’anno pastorale come alla salita gioiosa al Monte delle Beatitudini, nello spettacolo meraviglioso che ci offre la terra di Galilea.
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Mons. Gabriele Caccia saluta tutta la COPS

Per una settimana intera ho avuto la gioia e la fortuna di vivere a fianco di Sua Ecc.za Mons. Gabriele Caccia, Nunzio Apostolico in Libano. Di ritorno trasmetto i suoi saluti più cordiali non solo ai Cavariesi, sua parrocchia di origine, ma a tutta la comunità pastorale. Con i suoi saluti mi piace stendere a caldo e velocemente qualche riflessione che spero nelle prossime settimane di poterle riprenderle e magari condividerle con chi ne fosse interessato.

 

     Andare in Libano è un viaggio "insolito", spesso sottovalutato. Solo sentire il nome di questo paese incute timore e si associa a delle immagini sbagliate legate a guerre e terrorismo. Non c’è guerra, non c’è terrorismo, anzi il Libano era e resta una grande lezione di unità, di riconciliazione e di pace. Sarebbe bello imparare dall'Oriente certi valori da riscoprire in Occidente.

 

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LA CRESIMA: UNA VOCAZIONE

In questo mese di giugno la nostra comunità pastorale accoglierà 76 ragazzi/e che confermeranno il loro battesimo con il sacramento della Cresima. Chiediamo loro di essere responsabili nella vita di fede; sappiamo tutti però che non ne sono ancora capaci. Abbiamo sempre detto che la Cresima è il sacramento della maturità cristiana anche se tutti constatiamo che in realtà non è vero, perché l'esperienza di tanti anni passati dimostra che i ragazzi/e, dopo la Confermazione, spariscono dagli orizzonti della vita cristiana. Allora mi domando perché continuiamo ad amministrare questo sacramento!? O meglio perché lo diamo a questa età e non aspettiamo quando saranno più responsabili!? Mi si risponde che se aspettassimo quando avranno circa vent'anni non la riceverebbe nessuno! Allora diamo loro un sacramento "che non capiscono" prima che lo "rifiutino una volta capito"? Probabilmente - allora - la Cresima non è il sacramento della maturità, ma semplicemente il momento in cui Dio si impegna (lui più che i ragazzi/e) per ricordare a questi giovani che stanno nel Suo cuore, li aspetta e li vuole migliori: essi riceveranno lo Spirito perché crescano più saggi, più buoni, più impegnati, più generosi, in una parola più maturi!

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La parrocchia: famiglia di famiglie

Lettera del parroco ai parrocchiani di Oggiona

 

Questa è l’ottava festa patronale che celebro con voi e che mi ricorda quanto velocemente trascorra il tempo. Otto anni non sono molti, ma possono dire tanto e soprattutto permettono di rileggere un cammino segnato da proposte nuove, non sempre capite e facili da vivere.

 

Se mai qualcuno mi chiedesse (e talvolta qualcuno l’ha fatto e lo fa ancora) se sono contento di essere qui, rispondo senza fatica e non in modo ingenuo, che sono contento d’essere qui. Per questo posso dire che questi anni passati con voi sono stati anni di grazia del Signore. Certe fatiche le prevedevo, altre situazioni no. Ma è impagabile la bellezza del volto delle persone quando sorridono e ti dicono accoglienza e attesa. Tutto questo è davvero una grazia grande.
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La chiesa di San Vittore… riapre dopo i restauri

Dallo scorso mese di ottobre sono iniziati i lavori per restaurare la chiesa di San Vittore. Abbiamo visto all’opera la restauratrice Isabella Pirola sotto la direzione dell’Architetto Matteo Scaltritti. L’intervento è stato diviso in tre lotti. In questo mese di maggio vedremo concluso il primo di questi lotti che prevedeva l’intervento sull’abside con la riapertura delle finestrelle (monofore), una indagine stratigrafica per poi intervenire sugli strati più recenti di intonaco con ripuliture e consolidamenti delle superfici.
Prima di iniziare i lavori si sono fatte delle indagini stratigrafiche che hanno evidenziato diversi livelli di finiture sovrapposte nel corso del tempo: addirittura cinque. Si è così potuto documentare una sequenza di finiture sotto lo strato di pittura rossa applicata negli anni ‘70. Sul primo, dopo la rimozione del più recente, si è trovato uno strato di pittura blu con tracce di colore interpretabile come un cielo stellato. Il terzo è uno strato di intonaco di granulometria piuttosto regolare probabilmente ottocentesco. Il quarto è un intonaco molto antico a stretto contatto della struttura muraria in pietre.
Durante le prime fasi del restauro dell'abside sono state scoperte alcune piccolissime tracce di colore sul quarto strato, quello più antico, che dimostrano che, in origine, era decorato. La Direzione Lavori, d'accordo con il parroco, ha quindi proposto alla Soprintendenza di rimuovere tutti gli strati più moderni per poter riportare in vista questa finitura più antica, anche se ormai completamente priva di colore.
Dopo un sopralluogo del funzionario della Soprintendenza, che ha preso visione della situazione, è stata presentata formale domanda ai primi di dicembre 2016. La Soprintendenza, però, dopo aver ascoltato la relazione riguardante gli esiti delle indagini analitiche sulle malte e sulle pellicole pittoriche, ha ritenuto opportuno mantenere il carattere conservativo del progetto originario, motivando la decisione principalmente per la mancanza di evidenti ed apprezzabili elementi di valore sullo strato più antico di intonaco.
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FACCIAMO FESTA…

Lettera del parroco ai parrocchiani di Premezzo
Questa è l’ottava festa patronale che celebro con voi e che mi ricorda quanto velocemente trascorra il tempo. Otto anni non sono molti, ma possono dire tanto e soprattutto permettono di rileggere un cammino segnato da proposte nuove, non sempre capite e facili da vivere, quali anche la comunità pastorale. La festa della parrocchia non risolve d’incanto i problemi che ci assillano, ma ci offre uno spazio per sostare, riunirci insieme e guardare in alto, in modo da persuaderci che non siamo soli, che c’è speranza in un futuro migliore il cui avvento dipende anche dal nostro impegno, dalla nostra inventività, allontanando la buia rassegnazione.
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il RITO è … anche emozione!

Ogni anno celebrando la prima comunione la comunità vive un momento di festa, sia per i bambini che fanno un'esperienza unica nella loro vita, sia per i loro genitori che si sentono coinvolti dalla gioia dei figli. Quando si riceve il battesimo, che tra i sacramenti ha una valenza forte per la vita di fede, non si è coscienti; quando arriva il momento della cresima non si è più bambini e si rischia di viverla come fine di un percorso: invece di dare entusiasmo per il futuro, lo spegne come se la vita cristiana sia arrivata al suo apice. La comunione invece conserva quell'alone di mistero che sa ancora infondere gioia.

Rattrista però il pensiero della continuità; mi domando infatti quanti di questi bambini che oggi riceveranno per la prima volta Gesù nell'Eucaristia continueranno a farlo nella loro vita. Non può certamente consolarci il pensiero che è così dappertutto, anzi questo aggiunge piuttosto motivo di tristezza perché ci obbliga ad interrogarci sulla forza della nostra fede che non sa radicarsi nel cuore dei giovani. D'altra parte è abbastanza normale sentire gli adulti dire: «l'importante non è andare a Messa, ma fare del bene!». Sarebbe interessante verificare quanto bene fanno quelli che dicono così! In verità facciamo fatica a capire il valore dei riti.

 

 

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VIVIAMO IL PRESENTE CON SPERANZA - Pasqua 2017

Ogni epoca porta con sé il suo dolore, ogni cuore ha i suoi momenti per sanguinare, anche ai nostri tempi non mancano prove, sofferenze e persecuzioni. Ma noi non siamo fatti per la sofferenza. Nessuno di noi esiste per piangere, per soffrire. Quando siamo tristi ci sembra che la vita sia solo fatica, quando siamo contenti ci sembra al contrario che sia solo affascinante. Dobbiamo saper guardare oltre i nostri sentimenti e non fermarci soltanto alle sensazioni del momento. La vita non è una somma di “partico-lari”, ma è un “quadro d’insieme” che dà senso ad ogni parte. Lo sguardo ristretto è la causa della sfiducia. La verità sembra essere quella che proviamo in quel determinato istante, ma la sua conoscenza ha bisogno di sguardi “larghi”. Se io vivessi sempre e solo all’ombra del mio campanile e non vedessi nessuna foto o filmato, avrei l’impressione che tutto sia come le quattro strade del mio paese. Ma c’è un mondo ben più vasto che io non conosco e che devo vedere per poter capire la ricchezza che esiste e che è più grande dei miei occhi.

 

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GLI ONNIPOTENTI CON LA CENERE

Con il 5 marzo inizia il tempo liturgico della Quaresima e si aprirà con il Rito delle ceneri. È un gesto talmente abituale che rischia di perdere il suo valore di segno eppure è qualcosa di sconcertante: ci viene detto che noi siamo polvere! Ma come è possibile… noi… oggi… noi gli “onnipotenti”! Ancora oggi, nel terzo millennio, parlare di “cenere”?! Eppure anche in questa nuova epoca delle meraviglie (!?) siamo fragili: stiamo ancora parlando di guerre: Siria, Palestina ... il terrorismo e la malvagità del fondamentalismo, quando non si uccide, si imbroglia … “gli onnipotenti”! Forse siamo troppo sicuri della nostra civiltà o pensiamo che il male sia solo nella stupidità di qualcuno, quello che siamo o quello che abbiamo ci fa sentire un po’ onnipotenti e protetti: forse è per questo che abbiamo paura dell’Isis perché ci fa intuire che le nostre sicurezze vacillano.
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Abbiamo un forte bisogno di speranza

Nonostante quello che è capitato a Berlino, noi tutti abbiamo trascorso i giorni di Natale come sempre… ed è giusto così: siamo andati Messa, ci siamo ritrovati nelle case, abbiamo fatto festa attorno ad una tavola imbandita, abbiamo aperto i regali. Il Natale ci ha fatto sentire e crescere nel cuore una voglia nuova di sentimenti belli, puri, autentici che in qualche modo sono in antitesi con la rabbia che ci viene spontanea dopo quei fatti di odio.

 

Tutti i riti che hanno accompagnato il Natale sono stati segni importanti che ci ricordano le radici della nostra convivenza fatta di quotidianità, di lavoro e di svago, di semplicità nello stare insieme e di coesione nei momenti difficili. È giusto continuare a farlo perché dobbiamo essere più coraggiosi della morte che tende a chiuderci e a farci paura. La vita deve scorrere nella sua normalità e nulla può fermare i valori che danno senso alla nostra esistenza: libertà, fraternità, amicizia, gioia, pace… non fuga, isolamento, vendetta, guerra...

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Omelia nella notte Natale 2016

Il Signore è mia luce e mia salvezza”, oppure “Tu sei la mia luce”, è un’esclamazione del Salmo 27, quella luce che riempie la scena dell’adorazione dei pastori,

 

Quando i pastori, mentre pernottavano all’aperto per fare la guardia al loro gregge, vengono sorpresi da un annuncio di salvezza e subito avvolti di luce, che proviene da un bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia.

 

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NELLE CASE HO TROVATO L’ATTESA

Dopo avere visitato casa per casa le oltre 780 famiglie della parrocchia di Oggiona, da qualche settimana, aiutato anche da don Angelo, sto girando quelle della parrocchia di Cavaria. È un impegno pastorale che mi piace molto, come già ho avuto modo di scriverlo.

 

Anche se non abbiamo ancora finito volevo già da ora ringraziare per le numerosissime porte aperte che ho trovato, quasi la totalità. A tutti chiedo scusa per la brevità della visita: proprio una toccata e fuga. Ma se qualcuno avesse piacere o bisogno di parlarmi con calma non ha che da farmelo sapere.

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GLI ALTRI..... una ricchezza

Più volte, in questi anni, Papa Francesco nei suoi discorsi, o sarebbe meglio dire chiacchierate, ha spronato la Chiesa ad uscire, ad andare verso le periferie esistenziali – espressione questa diventata molto famosa.
Riporto un brano di questi discorsi: «Vivere il Vangelo è il principale contributo che possiamo dare. La Chiesa non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata, né una ong... La Chiesa, piuttosto, è chiamata a essere lievito, con amore fraterno, solidarietà e condivisione. La crisi attuale non è solo “economica” o “culturale”: è in crisi l’uomo come immagine di Dio; è, perciò, una crisi profonda. Guai, allora, a chiuderci in noi, in parrocchia o nel nostro gruppo. Quando la Chiesa è chiusa, si ammala. La Chiesa deve uscire verso le periferie esistenziali». (Veglia di Pentecoste, 18 maggio 2013)
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Cosa cercate

Il tempo estivo oramai è terminato: il lavoro è ricominciato, la scuola dei nostri ragazzi presto riprenderà il suo ritmo, i soliti problemi si sono magari già riaffacciati. Anche la vita della nostra comunità pastorale riprende le sue abituali attività. Prima, però, di guardare avanti, permettetemi uno sguardo indietro. Mi sembra importante questo sguardo retrospettivo per due motivi: per ringraziare tutti coloro che hanno permesso la buona riuscita delle iniziative ed esperienze estive, ma anche per verificare quanto vissuto in questo tempo estivo in vista di sempre migliori proposte per l’avvenire.

Prima dell’inizio dell’estate abbiamo vissuto alcune feste patronali in tre dei nostri paesi e mi sembra di poter dire, nell’insieme, che abbiamo vissuto delle belle feste, a parte gli inconvenienti causati dal maltempo: momenti semplici e partecipati in alcune parrocchie, in altre un po’ meno sentite. In tutti i modi, al di là dei risultati, a tutti coloro che hanno pensato e organizzato i vari momenti delle feste, da quelli religiosi e quelli più popolari, va tutta la gratitudine più sincera.

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Fare insieme agli altri ...

Maggio è da sempre un mese molto concentrato. Forse perché tutto quello che si è messo in calendario fin dall’inizio dell’anno pastorale a settembre trova nel mese di maggio il suo naturale sbocco e compimento.  E questo vale non solo per le attività pastorali, ma anche per le attività sociali, soprattutto scolastiche. Questo mese è diventato se non propriamente, quasi certamente il cuore non solo dell’anno solare e sociale, ma anche soprattutto la meta, il porto dei cammini pastorali.

 

Ora che è finito, basta rileggerlo e far passare la carrellata di iniziative, ricorrenze, celebrazioni vissute per confermare quando detto: le prime comunioni e gli anniversari di matrimonio in tutte quattro le parrocchie, la festa di S. Vittore e quella patronale in Oggiona, la visita decanale dell’Arcivescovo Card. Scola, la visita alla nostra Comunità Pastorale del Vicario Episcopale Mons Franco Agnesi, la consegna del vangelo ai piccoli di II elementare, la prima confessione, la festa della riconoscenza, il 90° di presenza delle Suore a S. Stefano, il Pellegrinaggio COPS al Sacro Monte di Varese e da ultimo le due processioni del Corpus Domini. Senza dimenticare che il mese di maggio è anche il mese dedicato alla Madonna e, in suo onore, non sono mancati gli appuntamenti serali con la recita del S. Rosario.

 

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Condivisione - Conversione - Comunità

In queste settimane dopo Pasqua più volte sono stato provocato a riflettere sul nostro modo di vivere la comunione e soprattutto come la comunità cristiana dovrebbe essere luogo di comunione. Ogni anno celebro per ben 4 volte la Prima Comunione nelle nostre parrocchie.  Questo momento è bello e significativo per tante famiglie che vedono i loro figli ricevere per la prima volta Gesù nell’Eucarestia. Quanto mi auguro che questo ragazzi trovino nelle nostre comunità persone accoglienti e pazienti che sappiano essere loro di esempio.

 

Anche la parola di Dio di queste domeniche di aprile è tutta intrisa di richiami alla comunione, all’amore che deve esistere tra i cristiani all’interno di una comunità cristiana. «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

 

Gesù ha pregato tanto per l’unità dei discepoli. È la preghiera dell’Ultima Cena: «Padre, che siano una cosa sola». Con queste parole, Gesù si è fatto nostro intercessore presso il Padre, perché possiamo entrare anche noi nella piena comunione d’amore con Lui; allo stesso tempo, le affida a noi come suo testamento spirituale, perché la comunione possa diventare sempre di più la nota distintiva delle nostre comunità cristiane.

 

Gli Atti degli Apostoli, che stiamo leggendo in questo tempo pasquale, ci ricordano che i primi cristiani si distinguevano per il fatto di avere «un cuore solo e un’anima sola».

 

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Dalla convenzione alla CONVINZIONE

Ho incontrato in queste ultime settimane tutti i ragazzi che nel prossimo mese di ottobre riceveranno il Sacramento della Cresima. Stanno frequentando la prima media. Per alcuni di loro si sta già facendo strada la pre-adolescenza, con tutte le problematiche che si porta dietro.  Questi momenti vissuti insieme mi hanno permesso di fare qualche riflessione.

 

Per un bambino piccolo seguire i propri genitori è naturale. Se sono cristiani fedeli, insieme vanno a Messa e quando è il momento lo mandano a catechismo, e il figlio cresce con delle solide fondamenta. Poi, arriva il “dopo Cresima: se frequenterà dei compagni che non vanno a Messa, che non fanno più o non hanno mai fatto la prima comunione, il bambino potrà cambiare e diventare 'curioso' di incredulità. Ma se è molto forte la radice cristiana che sta nel cuore dei genitori (o almeno di un genitore, per tanto tempo solitamente la mamma) il bambino che cresce non vi rinuncerà facilmente.

 

Se invece la vita cristiana è più di facciata che di sostanza e i genitori badano più alla tradizione che alla convinzione, il ragazzo che sta crescendo può porsi facilmente la domanda se la religione sia qualcosa di vero. Insomma per il bambino diventato ragazzo, con quasi nulla di cristiano alla base, è naturale staccarsi. A quel punto eccolo entrato in una zona fredda, di disinteresse verso Dio, una zona dove la religione c’era e si è perduta.

 

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VEGLIA PASQUALE 2016

“Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra speranza”, così scrive in una sua lettera S. Paolo. Se Gesù Cristo non fosse risorto anche noi questa sera non saremmo qui.

 

Nel Vangelo abbiamo sentito: “voi non abbiate paura! So che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui. È risorto!”

 

Ma perché è così importante la risurrezione del Signore?

 

Che cosa significa per noi? Che cosa significa per il mondo, per la nostra storia di oggi?

 

Non è questione di un cadavere rianimato, questo sarebbe in fin dei conti poco importante perché, non riguarderebbe noi. Ma la risurrezione di Cristo, è qualcosa di più, è una cosa diversa. Ho ripetuto per ben tre volte, cantandolo con un tono sempre più alto: “Cristo Signore è risorto!”. Perché tre volte?

 

Mi son dato due risposte. La prima: Credo che nessuna parola della nostra fede cristiana sia così grande come questa. Cristo è risorto, l'uomo della croce è vivente. E forse per vincere le nostre esitazioni la Chiesa ci fa ripetere tre volte questo annuncio. Ci sono parole della nostra fede che sembrano più facilmente comprensibili. Pensiamo all'annuncio del Natale, oppure l'annuncio del venerdì santo… Ma l'Uomo della croce non è rimasto chiuso nel sepolcro: è vivo, è risorto.

 

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VENERDI' SANTO

Ci siamo incontrati questo pomeriggio con uno scopo ben preciso, siamo venuti per guardare la croce e su di essa Gesù Crocifisso e Morto. Proprio come ha preannunciato il profeta Isaia: Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto. E con gli occhi su Gesù, cerchiamo di capire il suo Amore, la sua misericordia.

 

Al centro della celebrazione odierna si colloca l’adorazione della Crocifisso.

 

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GIOVEDI' SANTO 2016

 

Abbiamo iniziato questa celebrazione con il rito della luce che ci ricorda le tenebre che avvolgono il cuore dell’uomo, oscurità che sono più evidenti in questi giorni segnati da azioni terroristiche che inquietano il cuore di ognuno di noi… oscurità, tenebre che vogliamo rischiarare con la luce della fede.

 

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Quaresima

Dopo la visita dell’Arcivescovo Card. Angelo Scola, con l’incoraggiamento e gli inviti che ci ha consegnati, avvertiamo la necessità, come Comunità Cristiana, di continuare il cammino tracciato cercando sempre un nutrimento sostanzioso capace di dare energia alla nostra vita spirituale, indispensabile per mantenere viva la nostra testimonianza cristiana. Siamo chiamati ad amare, lo sappiamo, per essere felici, liberi e veri.

 

Tutti invochiamo il dono della pace, ma la pace nel mondo non si edifica con un cuore che ha paura dell’altro; e neppure le tante attività di servizio educativo e di carità della nostra Comunità Pastorale possono annunciare il Vangelo senza uno stile di comunione fondata sulla misericordia del Signore.

 

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Vinci l'indifferenza conquista la pace

“Dio non è indifferente! A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona! All’inizio del nuovo anno, vorrei accompagnare con questo mio profondo convincimento gli auguri di abbondanti benedizioni e di pace, nel segno della speranza, per il futuro di ogni uomo e ogni donna, di ogni famiglia, popolo e nazione del mondo, come pure dei Capi di Stato e di Governo e dei Responsabili delle religioni. Non perdiamo, infatti, la speranza che il 2016 ci veda tutti fermamente e fiduciosamente impegnati, a diversi livelli, a realizzare la giustizia e operare per la pace. Sì, quest’ultima è dono di Dio e opera degli uomini. La pace è dono di Dio, ma affidato a tutti gli uomini e a tutte le donne, che sono chiamati a realizzarlo.”

 

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Il tempo della misericordia è ora!  

           La porta santa che segna l’inizio dell’Anno Giubilare della Misericordia è stata aperta, questa porta ha un forte valore simbolico. Rappresenta il cuore stesso di Dio che si schiude per donare a tutti il suo amore misericordioso, per stringere ciascuno di noi nel suo tenero abbraccio. I due battenti sono come le braccia del Padre che si aprono per accoglierci, incoraggiarci e includerci gratuitamente nel suo amore.

 

Celebrare il Natale di Gesù vuol dire lasciarci abbracciare da questo amore e permettergli di trovare casa in ciascuno di noi.

 

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  l PROFUGHI ALLA C.O.P.S 

Anche la nostra comunità, al pari di altre parrocchie della diocesi di Milano, apre le porte ai profughi e mette a disposizione un piccolo alloggio per alcuni migranti. Come cristiani non possiamo far finta di niente e tenere chiuso il cuore e, come auspicato da papa Francesco, stiamo mettendo a disposizione un paio di locali da adibire all’accoglienza secondo le nostre possibilità.

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l’ARCIVESCOVO TRA NOI

È con gioia ed entusiasmo che la nostra comunità si prepara ad accogliere il prossimo 24 gennaio 2016 la visita dell’Arcivescovo, Sua Eminenza il Cardinale Angelo Scola, che presiederà la Solenne Eucaristica Domenicale, celebrata per le quattro parrocchie della nostra comunità pastorale alle ore 10.30 presso la tensostruttura dell’oratorio di Cavaria, luogo che dall’inizio del nostro cammino d’insieme ci accoglie per gli incontri comunitari.

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Il Verbo di Dio ABITA in mezzo a noi …

Nei prossimi giorni gli uomini di tutta la terra si scambieranno messaggi augurali per il giorno di Natale e per l’inizio del nuovo anno. Mi unisco anch’io a questo coro, per portarvi la buona notizia del Natale di Gesù che anche quest’anno celebreremo.

Augurandoci “Buon Natale” non facciamo altro che ricordarci della presenza del Signore Gesù accanto a noi; augurandoci “Buon anno” non facciamo altro che ravvivare le attese e i desideri che ciascuno porta nel cuore per il tempo che ha davanti. 

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Il bello del nostro essere Chiesa

"Come Gesù" è lo slogan che illuminerà il cammino dei nostri Oratori per questo nuovo anno.

 

Ci porta nel cuore stesso dei pensieri di Gesù, delle sue azioni, dei suoi comportamenti, perché ciascuno di noi possa essere - nella vita, e non solo nel chiuso delle nostre chiese - una immagine, un riflesso della vita stessa di Gesù.

 

È quanto ci chiede anche il nostro Arcivescovo invitandoci ad "educarsi al pensiero di Cristo", perché non ci sia separazione tra la fede e la vita. Educarci al pensiero di Cristo, per diventare "come Gesù"!

 

Sfida grande, che non riguarda solo i ragazzi, ma che coinvolge anche gli adulti che sono coloro che hanno una responsabilità educativa e che devono "remare" tutti nella stessa direzione, devono avere linguaggi e atteggiamenti educativi uniformi.

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Un nuovo sacerdote per la COPS!

Siamo grati al nostro Arcivescovo per il dono di un sacerdote per la nostra comunità pastorale: don Angelo Castiglioni.

 Verrà tra noi come Vicario della Comunità Pastorale prestando il suo servizio sacerdotale alle nostre quattro parrocchie, seguendo le tracce di don Sandro ricche di santità e di spirito di collaborazione.

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Don Sandro

Carissimi tutti,       
           il 20 dicembre 2014, alle ore 17.15 il nostro don Sandro è entrato nella Vita Eterna. Era tra noi dal 1986 come parroco di Cavaria fino al 2009 e poi prezioso e infaticabile collaboratore nell’intera Comunità Pastorale. Tutti ci siamo nella preghiera e nel ricordo partecipando con vivo dolore al cordoglio dei suoi familiari.
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Cari parrocchiani

da quasi un mese don Sandro è assente dalle nostre parrocchie per motivi di salute. Ora sta meglio. È uscito dall’ospedale ed ora si trova presso i suoi familiari per un buon periodo di convalescenza e di ripresa. Come abbiamo fatto fin dai primi giorni continuiamo a ricordarlo nella preghiera affinché possa presto tornare tra noi ad esercitare il suo prezioso servizio pastorale.

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