Dio si incammina per farsi vicino all’uomo…

Carissimi!

 

C’è una domanda che risuona in me in questi giorni: “cosa ci riserva il futuro? Cosa ci possiamo aspettare? Spesso ce lo chiediamo, da tanti punti di vista: personale, lavorativo, affettivo, di salute e tante volte non riusciamo a darci delle risposte capaci di rasserenarci, come se il domani fosse solo carico di incognite.

 

Anche la comunità cristiana… verso quale futuro si sta incamminando? Le nostre chiese si svuotano sempre di più, come saranno fra vent’anni?

 

Domande che chiedono di rendere viva e operosa l’attesa, senza lasciarci prendere dall’affanno, attesa ricca di speranza. Facilmente quel che ci attende spesso lo carichiamo delle nostre paure e delle nostre preoccupazioni.

 

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Corresponsabili all’interno della Chiesa

· Una sete

Ottobre è il mese dedicato alle MISSIONI. Non so se tutti ne conoscono il significato, forse la si ritiene un’iniziativa tra le tante altre che la Chiesa propone. Eppure, io sono convito che ciò che riguarda questo mese è la cosa più importante della nostra fede: in noi c’è una sete che non è mai soddisfatta, non parlo tanto di quella materiale, quella ad esempio che costatiamo durante le calde estati. La sete è soprattutto quella del cuore, quella che ci inaridisce la vita.

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Un cristianesimo senza Gesù!

Nel silenzio e nella pace che offre Lourdes, dove mi trovo con i pellegrini della COPS, ripenso e rileggo queste ultime settimane molto intense da tutti i punti di vista, anche quello pastorale. Rivedo in particolare i bambini della prima comunione con le loro famiglie, le coppie che hanno celebrato il loro anniversario di matrimonio, la comunità di Premezzo che ha appena vissuta la propria festa patronale …

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il GESTO MINIMO e… QUELLO MASSIMO

Se c’è un ritornello che caratterizza i discorsi del nuovo arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, nei suoi primi mesi dal suo ingresso in Diocesi, direi che esso si riassume in due parole, anzi in un gesto, il gesto minimo! Per Mons. Mario si tratta di una logica, uno stile, una possibilità, un’arte. Nella Veglia Missionaria Diocesana così diceva: “La pratica del gesto minimo si riassume in una parola: “eccomi”.

 

Lo ha ricordato ai medici del CUAMM dicendo che: “la logica del bene è nel gesto minimo che tiene in piedi la storia, non nelle grandi proclamazioni”.

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La Prima Comunione … … e la fragilità delle nostre famiglie.

Ogni anno l’avvicinarsi della prima comunione dei nostri ragazzi accende nell’animo dei propri genitori il desiderio di poter fare anche loro la Comunione. Cosa c’è di più bello?

 

Ma la difficoltà nasce per quelle famiglie con situazioni matrimoniali segnate da rotture e fragilità. Cosa si deve fare?

 

Penso che il primo passo da compiere, tutti e non solo chi si trova in situazioni difficili, sia quello di chiedersi: “Perché voglio ricevere la Comunione?”, “Quali sono le motivazioni che mi portano a voler ricevere l’Eucarestia?”. Chi dice “per far contento il proprio figlio!!!”, oppure “per sentirmi come gli altri” … e altre risposte del genere: sembrano motivazioni molto povere e prive di senso, espressione di un cammino di fede fragile, bloccato alle apparenze esteriori e niente altro.

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Veglia pasquale 2018 - Omelia

La corale e tutti noi abbiamo cantato l’Alleluia pasquale. Per tutta la Quaresima non si è cantato. Lo abbiamo cantato con gioia perché il nostro Signore è vivo, è veramente risorto! In tutte le comunità cristiane risuona questo annuncio di vita.

 

Alleluia vuol direLodate il Signore” e noi lodiamo il Signore perché non è rimasto incatenato dalla morte, ha vinto la morte, è vivo per sempre ed è presente in mezzo a noi.

Qui sta il cuore della nostra fede.

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La qualità della gioia!

C’è una parola che ci attira continuamente, ci affascina: felicità. Forse è attorno a questa parola che si possono spiegare tutte le complesse realtà della vita e della storia. Si vive per essere felici e quando non lo si è si avverte come una sensazione di fallimento. Ogni agire dell’uomo è fatto in funzione di questo. Persino il male che facciamo, a ben pensare, non è altro che una ricerca di gioia (fatta naturalmente in modo sbagliato). Siccome siamo fatti per questo, noi siamo insaziabili, vogliamo sempre più, sempre meglio. Non è sufficiente essere felici per qualche momento, vogliamo esserlo sempre! Spesso ci accorgiamo quanto sono inconsistenti le nostre gioie; mi viene in mente la parabola del figliol prodigo (Lc 15); un figlio che non era contento della sua casa, voleva una gioia che non provava presso suo padre che lo amava, voleva avventure, voleva novità, "partì allora per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto".

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VIVIAMO BENE LA SETTIMANA SANTA

La Settimana con Gesù è un appuntamento prezioso per tutta la nostra comunità per vari motivi. Si tratta anzitutto di un tempo spirituale che dà il ritmo alla giornata che inizia "nel nome del Signore" e per questo siamo invitati a vincere ogni pigrizia e ogni indugio. Ancora: questa settimana ci aiuta a mettere l'accento sull'urgenza della nostra conversione partendo dal primato della Parola di Dio: l’unica Parola che salva.

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Prima di tutto serve il cuore!

La giornata della famiglia che abbiamo vissuto domenica 28 gennaio, ci ha fatto ripensare a quella formata da Gesù, Giuseppe e Maria. Una famiglia certamente in cui viveva l’amore reciproco tra i suoi membri, ma sicuramente non privilegiata dal punto di vista materiale. Oggi l’Istat l’avrebbe inclusa tra le famiglie che sono sotto la soglia della povertà o l’avrebbe definita “precaria” o migrante. Certo le esigenze di quei tempi non erano le nostre. E poi, avere come figlio Gesù, il Figlio del “Grande capo” … cosa pensate? Che alluda a favoritismi? No, certamente.

 

Durante la celebrazione in tensostruttura sedici coppie della nostra comunità pastorale, che hanno frequentato il corso in preparazione al matrimonio cristiano, hanno comunicato la loro decisione di unirsi nel Signore e, con la Grazia di Dio, formare una nuova famiglia cristiana con il sacramento del matrimonio. Pensando a loro e alle altre future famiglie che tardano a costituirsi perché non ci sono le condizioni per realizzarle, mi domando: è solo un precariato economico e sociale oggi o esiste anche un precariato affettivo, che influisce sul prendere decisioni importanti e definitive per la propria vita?

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Sono uno sventurato!!! Rm 7,24

Da pochi giorni sono terminate le festività natalizie, quante belle parole si sono dette (di pace, di serenità, di amore ecc.) ma mentre le udivo, mi chiedevo: “Non è che il Natale sta diventando una parentesi surreale di una vita che ha ben altri registri come ad esempio quelli della crisi, della disoccupazione, della violenza, delle guerre, del terrorismo… ecc.?”. A conferma di questo, una mattina la mia radiosveglia, alle 5.58 precise, mi sveglia con questo messaggio pubblicitario che diceva più o meno così: “È Natale: dimentichiamo per un giorno tutte le sofferenze e i problemi!”. Son ben cosciente che questo fa parte di un parlare comune, in certe occasioni, ma io ho avuto un moto di stizza. “No! – mi son detto – questa festa che stiamo celebrando non è la parentesi della vita, non è un giorno per dimenticare, ma per interpretare la vita!”. Gesù si è fatto uomo non per far dimenticare i problemi, ma per spiegare la vita e darle senso. È questo il contenuto della fede: capire la vita così com’è e non come promessa illusoria di quello che non c’è e che noi invece desideriamo. Credere in Gesù Cristo è la via per poter giungere in modo definitivo alla salvezza. Il senso del Natale non è quello di dimenticare i problemi, come se quasi sparissero per un giorno, ma affrontarli convinti che ne siamo capaci.

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Messa nella notte di Natale 2017

Così ci ha fatto leggere il prologo del Vangelo di Giovanni: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo», cioè nella storia degli uomini è entrata la luce vera che illumina ogni uomo. Anche la prima orazione di questa S. Messa ci ha fatto pregare con questa parole: «O Dio hai illuminato questa santissima notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo». Dunque la luce che è entrata nel mondo per illuminarci non è una semplice idea, un qualcosa di leggendario che emoziona il nostro cuore; è una persona, è un bambino, questo bambino è Gesù, «nato da donna, nato sotto la Legge» ci ha detto la lettura, cioè un uomo a tutti gli effetti.

 

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Un Natale che rivela il coraggio di Dio

Che bello entrare nelle case e trovare i bambini che ti portano subito a vedere il loro presepe. Il bello di un presepe è che puoi vederci di tutto.
Mentre vado a far visita alle famiglie, di casa in casa, a me capita di guardare il presepe dall’alto, da “fuori”. Sì, da “fuori”, perché chi lo fa con le sue mani ci vede molto di più perché lo guarda con la passione di chi ci ha messo del “suo” per costruirlo e realizzarlo (a volte anche nei minimi particolari).
Mi sono chiesto: “Ma in questo presepe, cosa vede Gesù Bambino dalla culla?
Che bello imparare in questo prossimo Natale a guardare il mondo “dal basso”, dalla mangiatoia, con gli occhi del Dio Bambino.

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Appassionarsi alla vocazione di essere pietre vive

Varese 14 ototbre 2017

 

La nostra liturgia ambrosiana in questa vigilia della celebrazione della dedicazione del Duomo che vivremo domani in tutta la diocesi, ci fa riflettere sul significato del tempio. Gesù stesso si presenta ai farisei come il vero tempio che sarà distrutto, ma dopo tre giorni verrà ricostruito, confondendo i suoi interlocutori.

 

La Chiesa, per noi, non è primariamente l'edificio di pietra nel quale ci riuniamo per le nostre assemblee liturgiche, è innanzitutto il Corpo di Cristo di cui noi siamo le membra, le pietre viventi. Il nostro arcivescovo Mario, nella sua prima lettera ci invita ad “appassionarsi alla vocazione di essere pietre vive di una Chiesa che sia un segno della Gerusalemme nuova.”

 

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Se non siamo MISSIONARI non crediamo!

È iniziato il mese di ottobre legato al tema missionario, vogliamo viverlo leggendo insieme il Messaggio che Papa Francesco ha scritto per la giornata missionaria mondiale tenendo vicino l’Esortazione “Evangelii Gaudium”.

 

 

 

Il dinamismo dell'uscita

            Il Papa sottolinea che la “Chiesa è missionaria per natura; se non lo fosse, non sarebbe più la Chiesa di Cristo, ma un’associazione tra molte altre, che ben presto finirebbe con l’esaurire il proprio scopo e scomparire”.  È un concetto questo che emerge chiaramente dal Concilio Vaticano II poi ribadito dai papi postconciliari. I cristiani non credono solo per sé stessi: «Ho fede, quindi sono salvato cioè sono nel giusto, sono bravo, sono contento, sono aiutato da Dio…», ma perché amano gli altri, tutti però, nessuno escluso. Il discepolo è colui che conosce il Vangelo, lo fa suo, gli entra dentro, in profondità, si lascia cambiare la vita e trova nel Cristo una fonte meravigliosa di gioia che è più grande delle sofferenze quotidiane (che pur ci sono e, alle volte, con abbondanza), per lui la parola di Dio è fonte di gioia. Ma il discepolo è colui che sa amare e quindi ha voglia di donare agli altri la gioia che lui stesso ha conosciuto. Se non comunichiamo il Vangelo, i casi sono due: o non crediamo che questo sia bello e fondamentale per la riuscita della persona, o non amiamo. In altre parole, noi viviamo per gli altri, ascoltiamo il papa: “La missione della Chiesa è animata da una spiritualità di continuo esodo. Si tratta di «uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 20).

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Un anno nuovo, tra scadenze e speranze

In questi primi giorni di settembre è facile incontrare persone e raccontarci cosa abbiamo fatto durante l’estate. Mi piace ascoltare gli esperti di montagna, quando raccontano quello che hanno potuto vedere: straordinari spettacoli di rocce, di ghiacci e di cielo. “Poi arriva settembre – qualcuno mi dice – riprendo a lavorare e l’unica montagna che ho davanti è il Calvario”. Non ha tutti i torti. Spesso ci troviamo a ricominciare un anno con addosso la nostalgia per le ferie e un po’ di apprensione per quanto ci aspetta. Siamo già oppressi dalle prime scadenze, innervositi dai ritmi di lavoro che non ci lasciano tregua, preoccupati per un calendario che ci toglie il fiato - ai piedi del Calvario, insomma.
Ma deve essere per forza così? Non possiamo provare a cambiare passo, a iniziare con uno stile diverso, con un atteggiamento più fiducioso? Mi viene in mente che prima di arrivare al Calvario gli apostoli hanno scalato tante altre montagne. E vorrei guardare all’inizio di quest’anno pastorale come alla salita gioiosa al Monte delle Beatitudini, nello spettacolo meraviglioso che ci offre la terra di Galilea.
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Mons. Gabriele Caccia saluta tutta la COPS

Per una settimana intera ho avuto la gioia e la fortuna di vivere a fianco di Sua Ecc.za Mons. Gabriele Caccia, Nunzio Apostolico in Libano. Di ritorno trasmetto i suoi saluti più cordiali non solo ai Cavariesi, sua parrocchia di origine, ma a tutta la comunità pastorale. Con i suoi saluti mi piace stendere a caldo e velocemente qualche riflessione che spero nelle prossime settimane di poterle riprenderle e magari condividerle con chi ne fosse interessato.

 

     Andare in Libano è un viaggio "insolito", spesso sottovalutato. Solo sentire il nome di questo paese incute timore e si associa a delle immagini sbagliate legate a guerre e terrorismo. Non c’è guerra, non c’è terrorismo, anzi il Libano era e resta una grande lezione di unità, di riconciliazione e di pace. Sarebbe bello imparare dall'Oriente certi valori da riscoprire in Occidente.

 

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LA CRESIMA: UNA VOCAZIONE

In questo mese di giugno la nostra comunità pastorale accoglierà 76 ragazzi/e che confermeranno il loro battesimo con il sacramento della Cresima. Chiediamo loro di essere responsabili nella vita di fede; sappiamo tutti però che non ne sono ancora capaci. Abbiamo sempre detto che la Cresima è il sacramento della maturità cristiana anche se tutti constatiamo che in realtà non è vero, perché l'esperienza di tanti anni passati dimostra che i ragazzi/e, dopo la Confermazione, spariscono dagli orizzonti della vita cristiana. Allora mi domando perché continuiamo ad amministrare questo sacramento!? O meglio perché lo diamo a questa età e non aspettiamo quando saranno più responsabili!? Mi si risponde che se aspettassimo quando avranno circa vent'anni non la riceverebbe nessuno! Allora diamo loro un sacramento "che non capiscono" prima che lo "rifiutino una volta capito"? Probabilmente - allora - la Cresima non è il sacramento della maturità, ma semplicemente il momento in cui Dio si impegna (lui più che i ragazzi/e) per ricordare a questi giovani che stanno nel Suo cuore, li aspetta e li vuole migliori: essi riceveranno lo Spirito perché crescano più saggi, più buoni, più impegnati, più generosi, in una parola più maturi!

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La parrocchia: famiglia di famiglie

Lettera del parroco ai parrocchiani di Oggiona

 

Questa è l’ottava festa patronale che celebro con voi e che mi ricorda quanto velocemente trascorra il tempo. Otto anni non sono molti, ma possono dire tanto e soprattutto permettono di rileggere un cammino segnato da proposte nuove, non sempre capite e facili da vivere.

 

Se mai qualcuno mi chiedesse (e talvolta qualcuno l’ha fatto e lo fa ancora) se sono contento di essere qui, rispondo senza fatica e non in modo ingenuo, che sono contento d’essere qui. Per questo posso dire che questi anni passati con voi sono stati anni di grazia del Signore. Certe fatiche le prevedevo, altre situazioni no. Ma è impagabile la bellezza del volto delle persone quando sorridono e ti dicono accoglienza e attesa. Tutto questo è davvero una grazia grande.
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La chiesa di San Vittore… riapre dopo i restauri

Dallo scorso mese di ottobre sono iniziati i lavori per restaurare la chiesa di San Vittore. Abbiamo visto all’opera la restauratrice Isabella Pirola sotto la direzione dell’Architetto Matteo Scaltritti. L’intervento è stato diviso in tre lotti. In questo mese di maggio vedremo concluso il primo di questi lotti che prevedeva l’intervento sull’abside con la riapertura delle finestrelle (monofore), una indagine stratigrafica per poi intervenire sugli strati più recenti di intonaco con ripuliture e consolidamenti delle superfici.
Prima di iniziare i lavori si sono fatte delle indagini stratigrafiche che hanno evidenziato diversi livelli di finiture sovrapposte nel corso del tempo: addirittura cinque. Si è così potuto documentare una sequenza di finiture sotto lo strato di pittura rossa applicata negli anni ‘70. Sul primo, dopo la rimozione del più recente, si è trovato uno strato di pittura blu con tracce di colore interpretabile come un cielo stellato. Il terzo è uno strato di intonaco di granulometria piuttosto regolare probabilmente ottocentesco. Il quarto è un intonaco molto antico a stretto contatto della struttura muraria in pietre.
Durante le prime fasi del restauro dell'abside sono state scoperte alcune piccolissime tracce di colore sul quarto strato, quello più antico, che dimostrano che, in origine, era decorato. La Direzione Lavori, d'accordo con il parroco, ha quindi proposto alla Soprintendenza di rimuovere tutti gli strati più moderni per poter riportare in vista questa finitura più antica, anche se ormai completamente priva di colore.
Dopo un sopralluogo del funzionario della Soprintendenza, che ha preso visione della situazione, è stata presentata formale domanda ai primi di dicembre 2016. La Soprintendenza, però, dopo aver ascoltato la relazione riguardante gli esiti delle indagini analitiche sulle malte e sulle pellicole pittoriche, ha ritenuto opportuno mantenere il carattere conservativo del progetto originario, motivando la decisione principalmente per la mancanza di evidenti ed apprezzabili elementi di valore sullo strato più antico di intonaco.
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FACCIAMO FESTA…

Lettera del parroco ai parrocchiani di Premezzo
Questa è l’ottava festa patronale che celebro con voi e che mi ricorda quanto velocemente trascorra il tempo. Otto anni non sono molti, ma possono dire tanto e soprattutto permettono di rileggere un cammino segnato da proposte nuove, non sempre capite e facili da vivere, quali anche la comunità pastorale. La festa della parrocchia non risolve d’incanto i problemi che ci assillano, ma ci offre uno spazio per sostare, riunirci insieme e guardare in alto, in modo da persuaderci che non siamo soli, che c’è speranza in un futuro migliore il cui avvento dipende anche dal nostro impegno, dalla nostra inventività, allontanando la buia rassegnazione.
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il RITO è … anche emozione!

Ogni anno celebrando la prima comunione la comunità vive un momento di festa, sia per i bambini che fanno un'esperienza unica nella loro vita, sia per i loro genitori che si sentono coinvolti dalla gioia dei figli. Quando si riceve il battesimo, che tra i sacramenti ha una valenza forte per la vita di fede, non si è coscienti; quando arriva il momento della cresima non si è più bambini e si rischia di viverla come fine di un percorso: invece di dare entusiasmo per il futuro, lo spegne come se la vita cristiana sia arrivata al suo apice. La comunione invece conserva quell'alone di mistero che sa ancora infondere gioia.

Rattrista però il pensiero della continuità; mi domando infatti quanti di questi bambini che oggi riceveranno per la prima volta Gesù nell'Eucaristia continueranno a farlo nella loro vita. Non può certamente consolarci il pensiero che è così dappertutto, anzi questo aggiunge piuttosto motivo di tristezza perché ci obbliga ad interrogarci sulla forza della nostra fede che non sa radicarsi nel cuore dei giovani. D'altra parte è abbastanza normale sentire gli adulti dire: «l'importante non è andare a Messa, ma fare del bene!». Sarebbe interessante verificare quanto bene fanno quelli che dicono così! In verità facciamo fatica a capire il valore dei riti.

 

 

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VIVIAMO IL PRESENTE CON SPERANZA - Pasqua 2017

Ogni epoca porta con sé il suo dolore, ogni cuore ha i suoi momenti per sanguinare, anche ai nostri tempi non mancano prove, sofferenze e persecuzioni. Ma noi non siamo fatti per la sofferenza. Nessuno di noi esiste per piangere, per soffrire. Quando siamo tristi ci sembra che la vita sia solo fatica, quando siamo contenti ci sembra al contrario che sia solo affascinante. Dobbiamo saper guardare oltre i nostri sentimenti e non fermarci soltanto alle sensazioni del momento. La vita non è una somma di “partico-lari”, ma è un “quadro d’insieme” che dà senso ad ogni parte. Lo sguardo ristretto è la causa della sfiducia. La verità sembra essere quella che proviamo in quel determinato istante, ma la sua conoscenza ha bisogno di sguardi “larghi”. Se io vivessi sempre e solo all’ombra del mio campanile e non vedessi nessuna foto o filmato, avrei l’impressione che tutto sia come le quattro strade del mio paese. Ma c’è un mondo ben più vasto che io non conosco e che devo vedere per poter capire la ricchezza che esiste e che è più grande dei miei occhi.

 

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GLI ONNIPOTENTI CON LA CENERE

Con il 5 marzo inizia il tempo liturgico della Quaresima e si aprirà con il Rito delle ceneri. È un gesto talmente abituale che rischia di perdere il suo valore di segno eppure è qualcosa di sconcertante: ci viene detto che noi siamo polvere! Ma come è possibile… noi… oggi… noi gli “onnipotenti”! Ancora oggi, nel terzo millennio, parlare di “cenere”?! Eppure anche in questa nuova epoca delle meraviglie (!?) siamo fragili: stiamo ancora parlando di guerre: Siria, Palestina ... il terrorismo e la malvagità del fondamentalismo, quando non si uccide, si imbroglia … “gli onnipotenti”! Forse siamo troppo sicuri della nostra civiltà o pensiamo che il male sia solo nella stupidità di qualcuno, quello che siamo o quello che abbiamo ci fa sentire un po’ onnipotenti e protetti: forse è per questo che abbiamo paura dell’Isis perché ci fa intuire che le nostre sicurezze vacillano.
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Abbiamo un forte bisogno di speranza

Nonostante quello che è capitato a Berlino, noi tutti abbiamo trascorso i giorni di Natale come sempre… ed è giusto così: siamo andati Messa, ci siamo ritrovati nelle case, abbiamo fatto festa attorno ad una tavola imbandita, abbiamo aperto i regali. Il Natale ci ha fatto sentire e crescere nel cuore una voglia nuova di sentimenti belli, puri, autentici che in qualche modo sono in antitesi con la rabbia che ci viene spontanea dopo quei fatti di odio.

 

Tutti i riti che hanno accompagnato il Natale sono stati segni importanti che ci ricordano le radici della nostra convivenza fatta di quotidianità, di lavoro e di svago, di semplicità nello stare insieme e di coesione nei momenti difficili. È giusto continuare a farlo perché dobbiamo essere più coraggiosi della morte che tende a chiuderci e a farci paura. La vita deve scorrere nella sua normalità e nulla può fermare i valori che danno senso alla nostra esistenza: libertà, fraternità, amicizia, gioia, pace… non fuga, isolamento, vendetta, guerra...

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Omelia nella notte Natale 2016

Il Signore è mia luce e mia salvezza”, oppure “Tu sei la mia luce”, è un’esclamazione del Salmo 27, quella luce che riempie la scena dell’adorazione dei pastori,

 

Quando i pastori, mentre pernottavano all’aperto per fare la guardia al loro gregge, vengono sorpresi da un annuncio di salvezza e subito avvolti di luce, che proviene da un bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia.

 

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NELLE CASE HO TROVATO L’ATTESA

Dopo avere visitato casa per casa le oltre 780 famiglie della parrocchia di Oggiona, da qualche settimana, aiutato anche da don Angelo, sto girando quelle della parrocchia di Cavaria. È un impegno pastorale che mi piace molto, come già ho avuto modo di scriverlo.

 

Anche se non abbiamo ancora finito volevo già da ora ringraziare per le numerosissime porte aperte che ho trovato, quasi la totalità. A tutti chiedo scusa per la brevità della visita: proprio una toccata e fuga. Ma se qualcuno avesse piacere o bisogno di parlarmi con calma non ha che da farmelo sapere.

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GLI ALTRI..... una ricchezza

Più volte, in questi anni, Papa Francesco nei suoi discorsi, o sarebbe meglio dire chiacchierate, ha spronato la Chiesa ad uscire, ad andare verso le periferie esistenziali – espressione questa diventata molto famosa.
Riporto un brano di questi discorsi: «Vivere il Vangelo è il principale contributo che possiamo dare. La Chiesa non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata, né una ong... La Chiesa, piuttosto, è chiamata a essere lievito, con amore fraterno, solidarietà e condivisione. La crisi attuale non è solo “economica” o “culturale”: è in crisi l’uomo come immagine di Dio; è, perciò, una crisi profonda. Guai, allora, a chiuderci in noi, in parrocchia o nel nostro gruppo. Quando la Chiesa è chiusa, si ammala. La Chiesa deve uscire verso le periferie esistenziali». (Veglia di Pentecoste, 18 maggio 2013)
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Cosa cercate

Il tempo estivo oramai è terminato: il lavoro è ricominciato, la scuola dei nostri ragazzi presto riprenderà il suo ritmo, i soliti problemi si sono magari già riaffacciati. Anche la vita della nostra comunità pastorale riprende le sue abituali attività. Prima, però, di guardare avanti, permettetemi uno sguardo indietro. Mi sembra importante questo sguardo retrospettivo per due motivi: per ringraziare tutti coloro che hanno permesso la buona riuscita delle iniziative ed esperienze estive, ma anche per verificare quanto vissuto in questo tempo estivo in vista di sempre migliori proposte per l’avvenire.

Prima dell’inizio dell’estate abbiamo vissuto alcune feste patronali in tre dei nostri paesi e mi sembra di poter dire, nell’insieme, che abbiamo vissuto delle belle feste, a parte gli inconvenienti causati dal maltempo: momenti semplici e partecipati in alcune parrocchie, in altre un po’ meno sentite. In tutti i modi, al di là dei risultati, a tutti coloro che hanno pensato e organizzato i vari momenti delle feste, da quelli religiosi e quelli più popolari, va tutta la gratitudine più sincera.

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Fare insieme agli altri ...

Maggio è da sempre un mese molto concentrato. Forse perché tutto quello che si è messo in calendario fin dall’inizio dell’anno pastorale a settembre trova nel mese di maggio il suo naturale sbocco e compimento.  E questo vale non solo per le attività pastorali, ma anche per le attività sociali, soprattutto scolastiche. Questo mese è diventato se non propriamente, quasi certamente il cuore non solo dell’anno solare e sociale, ma anche soprattutto la meta, il porto dei cammini pastorali.

 

Ora che è finito, basta rileggerlo e far passare la carrellata di iniziative, ricorrenze, celebrazioni vissute per confermare quando detto: le prime comunioni e gli anniversari di matrimonio in tutte quattro le parrocchie, la festa di S. Vittore e quella patronale in Oggiona, la visita decanale dell’Arcivescovo Card. Scola, la visita alla nostra Comunità Pastorale del Vicario Episcopale Mons Franco Agnesi, la consegna del vangelo ai piccoli di II elementare, la prima confessione, la festa della riconoscenza, il 90° di presenza delle Suore a S. Stefano, il Pellegrinaggio COPS al Sacro Monte di Varese e da ultimo le due processioni del Corpus Domini. Senza dimenticare che il mese di maggio è anche il mese dedicato alla Madonna e, in suo onore, non sono mancati gli appuntamenti serali con la recita del S. Rosario.

 

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Condivisione - Conversione - Comunità

In queste settimane dopo Pasqua più volte sono stato provocato a riflettere sul nostro modo di vivere la comunione e soprattutto come la comunità cristiana dovrebbe essere luogo di comunione. Ogni anno celebro per ben 4 volte la Prima Comunione nelle nostre parrocchie.  Questo momento è bello e significativo per tante famiglie che vedono i loro figli ricevere per la prima volta Gesù nell’Eucarestia. Quanto mi auguro che questo ragazzi trovino nelle nostre comunità persone accoglienti e pazienti che sappiano essere loro di esempio.

 

Anche la parola di Dio di queste domeniche di aprile è tutta intrisa di richiami alla comunione, all’amore che deve esistere tra i cristiani all’interno di una comunità cristiana. «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

 

Gesù ha pregato tanto per l’unità dei discepoli. È la preghiera dell’Ultima Cena: «Padre, che siano una cosa sola». Con queste parole, Gesù si è fatto nostro intercessore presso il Padre, perché possiamo entrare anche noi nella piena comunione d’amore con Lui; allo stesso tempo, le affida a noi come suo testamento spirituale, perché la comunione possa diventare sempre di più la nota distintiva delle nostre comunità cristiane.

 

Gli Atti degli Apostoli, che stiamo leggendo in questo tempo pasquale, ci ricordano che i primi cristiani si distinguevano per il fatto di avere «un cuore solo e un’anima sola».

 

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